La difesa dell’uomo nelle primissime fasi embrionali nasce dallo sguardo sull'uomo quando non ha altra ricchezza che la sua umanità.
Tutti i problemi bioetici si riducono ad un solo interrogativo: l'uomo è sempre uomo, portatore di una dignità sempre massima e perciò non graduabile, come tale fondamento del principio di uguaglianza? Il concepito è un soggetto o un oggetto, un fine o un mezzo, una persona o una cosa?
Se lo sguardo si sofferma sul figlio appena comparso nell’esistenza, allora alla meraviglia e allo stupore si accompagnano il dolore nel constatare che a milioni di bambini non ancora nati è tolta la vita.
Tutto dipende dallo sguardo. Per distrarre lo sguardo dall’uomo, sono stati coniati linguaggi diversi: grumo di cellule, uovo fecondato, progetto di vita, vita potenziale, essere umano ma non persona.
Eppure proprio le conquiste scientifiche e giuridiche della modernità porterebbero a vedere l’uomo laddove c’è.
Pèrche solo la scienza moderna ha scoperto i meccanismi del concepimento: l’occhio della mente vede e le tecniche applicate fotografano, filmano, fanno ascoltare con l’ecografo e le fribre ottiche. Perché soltanto nella cultura giuridica del nostro tempo si è affermato senza limiti e condizione il principio di uguaglianza. Lo sguardo riconosce “uno di noi”: da qui si comincia.
