3. L'embrione è un uomo? E' questione di sguardo

La difesa dell’uomo nelle primissime fasi embrionali nasce dallo sguardo sull'uo­mo quando non ha al­tra ricchezza che la sua umanità.
Tutti i problemi bioetici si ri­ducono ad un solo interrogativo: l'uomo è sempre uomo, portatore di una dignità sempre massi­ma e perciò non graduabi­le, come tale fondamento del principio di uguaglian­za? Il concepito è un soggetto o un oggetto, un fine o un mezzo, una persona o una cosa?
Se lo sguardo si sof­ferma sul figlio appena comparso nell’esistenza, al­lora alla meraviglia e allo stupore si accompagnano il dolore nel constatare che a milioni di bambini non ancora nati è tolta la vita.
Tutto dipende dallo sguar­do. Per distrarre lo sguardo dall’uomo, sono stati coniati linguaggi diversi: grumo di cellule, uovo fe­condato, progetto di vita, vi­ta potenziale, essere umano ma non persona.
Eppure proprio le conquiste scientifiche e giuridiche della mo­dernità porterebbero a vedere l’uomo laddove c’è.
Pèrche solo la scienza moderna ha sco­perto i meccanismi del con­cepimento: l’occhio della mente vede e le tecniche ap­plicate fotografano, filmano, fanno ascoltare con l’ecografo e le fribre ottiche. Perché soltanto nella cultura giuridica del nostro tempo si è affermato senza limiti e condizione il principio di uguaglianza. Lo sguardo riconosce “uno di noi”: da qui si comincia.