| Il genetista Jerome Lejeune, scopritore della trisomia 21 e paladino del diritto alla vita dell'embrione umano. |
Ciascuno di noi prima di nascere ha attraversato diverse tappe di sviluppo intra-uterino, cioè nel grembo della propria mamma, in un tempo di circa 38 settimane: ciascuno di noi, cioè, è di 38 settimane più vecchio… Ci avevate mai pensato? Questo percorso, che l’uomo compie dalla fecondazione alla nascita, è caratterizzato dal punto di vista biologico da un finalismo progettuale; ciò significa che lo sviluppo prenatale dell’uomo procede senza fratture evolutive sino alla nascita, attuando così un progetto preciso, prestabilito al momento della fecondazione, quando, cioè, i due corredi genetici materno e paterno si fondono tra loro per dar origine ad un nuovo individuo, unico ed irripetibile. L’unicità del corredo genetico del concepito, fatto di 23 coppie di cromosomi, ne attesta l’identità genetica: ogni individuo umano possiede un genoma diverso da quello di ogni altro, quindi può essere identificato sicuramente come appartenente alla specie umana e ne è garantita così la sua identità umana fin dal momento della fecondazione.
Lo sviluppo prenatale dell’uomo procede per tappe evolutive (zigote, morula, blastociti, gastrula, embrione, feto) secondo un processo biologico orientato progettualmente secondo tre principi:
- la continuità, cioè il nuovo ciclo vitale procede per eventi successivi l’uno all’altro senza interruzione;
- la gradualità di un progetto individuale unico che passa da struttura più semplice a struttura più complessa;
- la coordinazione, sequenza e interazione delle attività molecolari e cellulari regolate dal corredo genetico presente sin dal concepimento.
Pertanto, l’embrione umano si dimostra sin da subito protagonista del suo esistere biologico. Si è dinnanzi a un vero e proprio protagonismo biologico, che si manifesta nella precisa dinamica dell’impianto nell’utero materno, nell’orientamento dei processi di attivazione del DNA dei vari tessuti e organi, e in un dialogo tra madre e figlio, che inizia immediatamente e si esprime in uno scambio di messaggi chimici, cioè con il linguaggio delle cellule.
Nei primi due mesi di vita, quando l’uomo viene chiamato embrione, inizia la formazione di tutti i tessuti, organi e apparati. Già alle terza settimana è presente un cuore che batte! Dal terzo al nono mese di gestazione, quando l’uomo viene chiamato feto, lo sviluppo degli organi si è completato e avviene solo l’accrescimento: nel feto c’è già tutto quello che si troverà nell’essere umano perfettamente sviluppato; il feto, allora, moltiplicherà di 20 volte la sua statura e di 1.000 volte il suo peso, fino alla nascita!
Poiché lo sviluppo embriologico dell’uomo, come abbiamo sin qui descritto, avviene in maniera ininterrotta ed orientata e possiede già, sin dal concepimento, le caratteristiche di unicità e irripetibilità che ne garantiscono la sua identità genetica e umana, dobbiamo necessariamente ammettere che la vita umana inizia quindi sin dal concepimento. Nel concepimento è iniziata la nostra vita ed inizia la vita di ogni uomo. Di quell’uomo ad una cellula diciamo che è un figlio, “uno di noi”!