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| La Corte di Giustiza Europea, con la sentenza Brüstle, ha vietato la brevettabilità di ricerche che distruggono gli embrioni umani. |
Il diritto è per l'uomo ed è al suo servizio. La centralità della persona umana per il diritto è espressa molto bene dalla frase latina: hominum causa omne ius constitutum est. Il diritto e la giustizia da un lato hanno bisogno di sapere chi è l'uomo e, dall'altro lato, forniscono dei criteri decisivi per riconoscerlo. Il valore della persona umana è riconosciuta in tutti gli ordinamenti democratici e rappresenta il principio fondamentale sul quale si fonda tutta la società e quindi anche quell'organizzazione che prende il nome di Stato. I cittadini per espressa volonta della nostra Costituzione rappresentano la base e la giustificazione dello Stato. La centralità della persona è stata ribadita sessantaquattro anni fa dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che nel suo preambolo afferma che il riconoscimento della dignità a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.
Perchè gli stati membri dell'Onu sentirono il bisogno di approvare questa Dichiarazione? Perchè i 50 milioni e 807 mila persone uccise durante la Seconda Guerra Mondiale, i 5 milioni di ebrei uccisi perchè considerati di una "razza diversa" e intere nazioni devastate mostrarono che senza il rispetto della vita umana il mondo sarebbe ripiombato nel buio. La radice dei diritti dell'uomo è da ricercare nella dignità che appartiene ad ogni essere umano. I diritti dell’uomo sono inviolabili in quanto "inerenti alla sua dignità" e perchè sarebbe vano proclamare i diritti, se al tempo stesso non si compisse ogni sforzo per assicurare il loro rispetto da parte di tutti, ovunque e nei confronti di chiunque. Inalienabili, in quanto nessuno può legittimamente privare di questi diritti un suo simile, chiunque egli sia, perché ciò significherebbe fare violenza alla sua natura. I diritti dell'uomo vanno poi tutelati nel loro insieme: una loro protezione parziale si tradurrebbe in una sorta di mancato riconoscimento.
Tutta la dottrina dei diritti umani, viene vanificata se non sappiamo chi sia l'uomo; è il problema della titolarità dei diritti. Il diritto fornisce anche due criteri fondamentali per definirlo: il principio di uguaglianza e il principio di precauzione. Il principio di uguaglianza afferma che tutti gli uomini sono uguali. Ma in che senso? Evidentemente, se solo ci giriamo attorno, capiamo che tutti noi siamo diversi l’uno dall’altro, e questa è una ricchezza. Ma il principio di uguaglianza dice una cosa diversa: bada solo all’essenziale. E l’essenziale in questo caso è un nucleo intangibile che è rappresentanto proprio dalla dignità dell’uomo. Non importa cosa faccia o cosa abbia fatto, cosa sia o cosa non sia: la vita di qualunque uomo, per il solo fatto di appartenere alla razza umana, è preziosa. Ma vi sono vite più preziose di altre? Questo il punto. Dato che il principio di uguaglianza bada solo all’essenziale, esso vuol dire proprio questo: che, quanto a dignità, nessuna vita è migliore di un’altra. Il principio di uguaglianza non solo dà legittimazione a tutto il concetto di dignità umana e di diritti fondamentali, ma ci serve da criterio-guida ogni qualvolta siamo incerti sul da farsi. In particolare: davanti ad un essere umano, devo concludere che esso ha la mia stessa dignità? Grazie al principio di uguaglianza conosco la risposta: evidentemente sì, perché se rispondessi diversamente negherei la sua natura.
E’ ampiamente usato nel campo della ecologia. Il principio di precauzione prescrive che debba essere evitata ogni applicazione tecnica delle nuove scoperte scientifiche finchè non sia rimosso l’ultimo dubbio sui rischi che essa può determinare nell’ambiente in danno degli uomini della generazione presente e di quella futura. Per questo motivo alcuni si oppongono all’uso degli ogm e alla costruzione di centrali atomiche. Questo principio deve essere applicato quando c’è in gioco la vita umana: nel dubbio sulla vita ci si deve comportare come se la vita ci fosse, fino a che non è rimosso l’ultimo dubbio. Il dubbio sull’esistenza di un altro non riguarda se stessi. La collettività, anche se fosse vero - il che non è - che vi è dubbio sull’inizio della vita umana, dovrebbe affermare in linea pratica l’esistenza dell’uomo. Un esempio potrà risultare utile a comprendere meglio. Supponiamo che si stia per demolire un edificio facendolo implodere con la dinamite, cosa è opportuno fare se si è in dubbio sul fatto che in quell’edificio ci siano ancora persone all’interno?
Lo si potrebbe demolire ugualmente, confidando che la presenza di qualcuno è molto improbabile; oppure potrebbe essere più saggio non fidarsi di questa presunzione e sospendere la demolizione, per assicurarsi prima che non ci sia nessuno? Questo è il principio di precauzione: in dubio, pro vita. Nel dubbio, difendi la vita.
