Troverete nelle pagine di questo dossier la storia e lo scopo di questa iniziativa denominata Concorso europeo, destinata a coinvolgere tutti i giovani delle scuole di secondo grado e delle università italiane, che giunge alla XXVI edizio- ne nell’anno scolastico 2012-2013.
Il filo logico che collega tutti i concorsi svoltisi dal 1987 è la riflessione sui diritti umani e sul collegamento tra essi e l’ideale dell’Unione Europea. È un argomento di straordinaria importanza perché – secondo la Dichiarazione universale del 10 dicembre 1948, sottoscritta da tutti i popoli della terra alla fine della seconda guerra mondiale – il riconoscimento della dignità umana e dei diritti che ne derivano “costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo” e perché il Trattato di Lisbona – ultima delle convenzioni che hanno costruito l’Unione Europea – proclama (art. 2) che la dignità umana e il rispetto dei diritti umani costituiscono il fondamento dell’Unione.
Il concorso serve anche ad approfondire alcune nozioni riguardanti le istituzioni europee, tanto più che il premio fina- le consiste in una visita al Parlamento Europeo a Strasburgo. Ma il suo scopo principale è di rafforzare nella mente e nel cuore dei giovani una visione ideale dell’Europa. È una visione purtroppo lontana dalla realtà, ma i giovani possono dare un apporto fresco e nuovo per tradurla in realizzazione concreta. Questa volta il titolo è “Uno di noi. La persona umana nel cuore dell’Europa.”.
In tre parole è condensato il tema dello sguardo. Chiediamo ai giovani studenti che saranno la forza intellettuale di dell’Europa di domani di guardare e quindi di studiare e riflettere su ciò che vedono.
Chi o cosa si tratta di osservare? I più solenni trattati internazionali, numerose costituzioni nazionali, l’Europa procla- mano i diritti umani. Ma chi è titolare di essi? L’uomo, evidentemente. Ma chi è l’uomo? Come definirlo? È importante saperlo: che senso avrebbe parlare di diritti umani senza prima capire cosa intendiamo per uomo?
L’autore del salmo n. 8 del Vecchio Testamento, guardando il cielo stellato, riflettendo cioè sulla grandezza e sulla meraviglia dell’universo esclama: “se guardo il cielo, opera delle tue dita, che cosa è l’uomo perché tu te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché tu te ne prenda cura? Lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato”.
In realtà tutti gli umanesimi e quasi tutte le filosofie riconoscono nell’uomo una grandezza che chiamano dignità. C’è in ogni vivente umano qualcosa di regale che lo rende superiore a tutte le cose e che garantisce la sua eguaglianza rispetto a qualsiasi altro essere umano. In altri termini la dignità umana è talmente grande da essere sempre massima e quindi da non essere graduabile. Questo concetto di dignità umana è quello che fonda il principio di uguaglianza. Non ci può essere un uomo che è più o meno degno di un altro. Naturalmente parliamo in termini di valore, non con riferimento a ciò che è percepibile con i sensi. Apparentemente il presidente della Repubblica e il barbone, il vincitore delle olimpiadi e il disabile in carrozzella, il Premio Nobel e il malato di mente sono assai diversi, eppure la cultura moderna riconosce che essi sono uguali in termini di dignità. In definitiva basta essere uomini per avere la dignità umana.
Ci crediamo davvero oppure lo diciamo solo a parole?
Per dare una risposta bisogna affinare lo sguardo, non limitarsi a guardare con gli occhi, ma usare anche gli occhi dell’intelligenza, che leggono dentro, al di là delle apparenze. Per capire chi è l’uomo bisogna liberare lo sguardo dall’appannamento delle apparenze. Dobbiamo riconoscere la dignità umana anche quando mancano le qualità che più facilmente suscitano ammirazione: la ricchezza, la salute, l’intelligenza, la forza, la bellezza, la capacità di relazioni. Dobbiamo andare a cercare l’essere umano quando attraversa le condizioni della più estrema povertà, quando, in certo senso, è totalmente nudo. Perché è soltanto uomo e basta. Queste condizioni si trovano all’inizio e alla fine della vita, quando l’uomo è chiamato embrione e quando è morente. Se anche in queste condizioni il nostro sguardo riconosce uno di noi, allora diamo solidità a tutti i diritti umani, perché qualsiasi vivente umano, per quanto apparentemente fragile e povero appaia, in quanto “uno di noi”, è coperto da dignità umana e non può essere escluso dalla società quasi fosse un estraneo o, addirittura, un oggetto, una cosa.
Il Comitato Nazionale di Bioetica italiano, composto da 50 studiosi nelle scienze biologiche, mediche, giuridiche e filosofiche, istituito nel 1988 per dare pareri al Governo, ai Parlamenti e all’Opinione pubblica, il 22 giugno 1996 pubblicò un parere sull’Identità dell’embrione umano, concluso con le seguenti parole:
“Il Comitato è pervenuto unanimemente a riconoscere il dovere morale di trattare l'embrione umano sin dalla fecondazione, secondo i criteri di rispetto e tutela che si debbono adottare nei confronti degli individui umani a cui si attribuisce comunemente la caratteristica di persone".
È un parere confermato più volte negli anni successivi fino al 2005. In particolare va ricordato il parere dell’11 aprile 2003 in materia di fecondazione artificiale e di cellule staminali embrionali in cui il Comitato Nazionale per la Bioetica scrisse che “gli embrioni umani sono vite umane a pieno titolo” e che “esiste il dovere morale di sempre rispettarli e sempre proteggerli nel loro diritto alla vita, indipendentemente dalle modalità con cui sono stati generati”. Ci piace ricordare anche la richiesta che il grande pontefice Giovanni Paolo II rivolse a tutti noi parlando l’8 settembre 1985 a Vaduz. “Io vi chiedo che il concepito sia considerato un bambino a tutti gli effetti”.
Con questo concorso noi chiediamo a tutti i giovani italiani di dire se condividono o no anche essi l’affermazione che il concepito è uno di noi. Non vogliamo una risposta superficiale. Desideriamo un ragionamento personale. Con que- sto dossier mettiamo a disposizione alcuni spunti di riflessione e alcuni documenti. Sul nostro mensile “Sì alla Vita” e sul nostro sito internet www.concorsoeuropeo.org forniremo testimonianze e riflessioni ulteriori. Auspichiamo che gli insegnanti svolgano un ruolo attivo in questa azione di approfondimento. Non chiediamo che tutti la pensino allo stesso modo. Domandiamo soltanto che al concepito sia rivolto uno sguardo e che si dica se egli è o no “uno di noi”, esponendo le ragioni della risposta positiva o negativa o incerta.
Ogni anno il concorso si è collegato ad un qualche evento internazionale o europeo. Lo potete constatare leggendo su queste pagine la storia del concorso. Anche quest’anno vi è un punto di riferimento europeo. Per aumentare la democrazia in Europa, il Trattato di Lisbona ha previsto art. 11 che almeno un milione di cittadini europei apparte- nenti ad almeno sette stati membri dell’UE possano chiedere alle istituzioni europee un atto legislativo che essi riten- gono necessario per l’attuazione dei trattati, cioè per costruire l’Europa in modo più completo e giusto. Questa possi- bilità per i cittadini europei può svolgersi secondo certe regole a partire da 1 aprile 2012. Sono già in corso diverse iniziative autorizzate a raccogliere le adesioni. Tra le prime, vi è quella denominata appunto “Uno di noi”, che chiede all’Europa di fare scelte nel campo della scienza, della salute e dell’aiuto allo sviluppo fondate anche sul criterio che il concepito è uno di noi. Per saperne di più si può consultare il sito www.mpv.org.
In un momento in cui, a causa della crisi economica, l’idea dell’unità europea si sta offuscando, bisogna ritrovare le ragioni profonde che spingono verso un nuovo slancio. Esse non possono che essere ideali. Mettere la uguale dignità di ogni essere umano al centro di ogni progetto politico, scientifico, culturale, educativo è il presupposto per un rinnova- mento generale di cui oggi si sente molto il bisogno. Far giungere nell’anno dei cittadini europei alle istituzioni europee il grido dei popoli che proclama ogni esser umano, per quanto piccolo e povero, “uno di noi”, può essere un principio di vero rinnovamento civile. La riflessione dei giovani italiani può essere un contributo significativo di intelligenza e di passione.
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| On. Carlo Casini Parlamentare Europeo Presidente Movimento per la Vita italiano |
